Dal Granoturco (rea mais) 8 file della Garfagnana, detto anche “Formentone”, macinato nei mulini ad acqua si ottiene la farina per fare la polenta gialla, alimento insostituibile presente su tutte le tavole contadine per diversi mesi all’anno.
La polenta, accompagnata dai funghi in umido, dal coniglio alla cacciatora, dal baccalà, oppure incaciata con ragù e formaggio grattugiato, profumata con una sola aringa, il “salacchin”, se proprio in casa non c’era altro, era il piatto unico per eccellenza.
E per non sciupare proprio niente, finito il prosciutto, si prende l’osso, si bolle per circa tre ore con fagioli e cavolo nero aromatizzati da un soffritto di cipolla, carota, sedano aglio e una fetta di lardo, nel brodo così ottenuto si fa cuocere la farina di formenton, mestando frequentemente per altri 45 minuti.
L’infarinata, così si chiama questa polenta, è ottima sia mangiata calda sia, tagliata a fette, una volta fredda, e fritta nello strutto.
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La Trota marinata
Sfilettare la trota in pezzetti da 4 cm. Passare i pezzi nella farina bianca e rosolarli in una padella con olio d’olia. Una volta rosolati sistemarli in una terrina; aggiungere al fondo di cottura mezzo bicchiere di aceto di vino, una manciata di prezzemolo tritato con mezzo spicchio d’aglio e un piccolo peperoncino. Soffriggere il tutto per circa due minuti e versare il liquido ben caldo sulle trote nella terrina. Coprire con un coperchio. Così marinata la trota si conserva anche per una settimana, è ottima da servire come stuzzicante antipasto




